06 NOVEMBRE 2020

9:30
ACCOGLIENZA
9:45
APERTURA PRIMA GIORNATA
10:00

Guglielmo Gulotta

Lo psicoterapeuta stratega in quanto solutore di problemi


I problemi psicologici si presentano principalmente come disturbi della vita interpersonale, ed il concetto stesso di anormalità psicologica, distinto da quella di normalità, è un giudizio in gran parte sociale. Gli esseri umani si influenzano reciprocamente e la vita sociale può essere costruita talvolta da fenomeni di influenza indiretta e involontaria, come nei processi di imitazione, e talaltra da processi consapevoli e pianificati, come la pubblicità. La relazione d’aiuto chiamata “psicoterapia” consiste in un’influenza sociale rivolta al paziente dal terapeuta su un numero di problemi concordati. Come ogni realtà sociale, la psicoterapia è una realtà costruita convenzionalmente e negoziata dai partner. La negoziazione avviene attraverso un reciproco adattamento, soprattutto nel senso che il cliente accetta il punto di vista proposto dallo psicoterapeuta, il quale ha il controllo della relazione. Si tratta infatti di una relazione d’aiuto in cui è stato richiesto di intervenire sulla base delle competenze dell’operatore. Concepire l’approccio psicoterapeutico nell’ambito dell’influenza interpersonale ci consente di utilizzare proficuamente gli studi sulla retorica antica, sulla teoria dell’argomentazione e della psicologia sociale sulla persuasione.
10:30

Fabio Leonardi

Psicoterapia strategica: quo vadis? Contro la deriva epistemologica delle psicoterapie


Come noto la psicoterapia strategica ha rappresentato una rottura e un’eresia non solo sul piano clinico-operativo, ma anche su quello epistemologico dato che rappresenta in toto la svolta post-moderna in psicoterapia. Difatti la psicoterapia strategica ha preso forma all’interno del discorso epistemologico costruttivista, (o se si preferisce costruzionista, sebbene autorevoli esponenti tendano a ricondurre questi due termini alla stessa matrice epistemologica). La nota distinzione tra realtà di primo ordine e di secondo ordine di Watzlawick rappresenta in tal senso una pietra miliare. Tuttavia dopo la svolta post-moderna degli anni ’70, in ambito scientifico, e specificatamente in quello psicologico si è assistito, e si sta assistendo al ritorno di un positivismo ottocentesco, sulla scia dei grandi e suggestivi progressi nel campo delle tecniche di neuroimaging, tali per cui oggi si mette il prefisso neuro a qualsiasi entità, a volte con effetti grotteschi (neuro-educazione, ecc). Questo vezzo di ricercare autorevolezza “scimmiottando” il lessico delle scienze “neuro”, oltre a evidenziare un vecchio problema di sudditanza verso le scienze mediche e una sostanziale debolezza epistemologica degli psico-esperti, crea universi discorsivi incongruenti. Ciò determina un paradosso, perchè nella ricerca di una maggiore scientificità, si finisce per perderla completamente entro discorsi epistemologicamente contraddittori. In realtà il problema del positivismo, rappresenta un vulnus mai risolto definitivamente dalla Psicoterapia strategica, perché costantemente nel corso della sua storia si è tollerato un uso disinvolto del linguaggio, che dietro la pretesa neutralità di un lessico descrittivo, ha finito per reificare realtà inventate (come accade nel disinvolto utilizzo del termine inconscio, o nell’astrusa invenzione del sistema percettivo-reattivo che rimanda a skinneriane immagini ben poco costruttiviste) “I problemi filosofici nascono quando il linguaggio fa vacanza” affermava Wittengstein, ma dobbiamo prendere atto che pure quelli psicologici seguono la stessa dinamica. In questo panorama diviene doveroso chiedersi: dove sta andando la psicoterapia strategica?
11:00

Jaseem Koorankot (India)

Il linguaggio terapeutico: che cosa dice la ricerca?


Le parole, la sequenza di inserimento di una parola in una frase o in una domanda, le espressioni paralinguistiche e gli spunti non verbali in una conversazione terapeutica hanno un ruolo significativo nell'apportare cambiamenti terapeutici nei clienti. La ricerca mostra che alcuni tipi specifici di domande terapeutiche portano a una riduzione della risposta emotiva negativa - e alla regolazione degli stati emotivi negativi - ed anche, dall’altra parte, aumentano l'effetto positivo sul paziente. Lo speech si concentrerà sulle ricerche condotte per studiare l'effetto delle domande terapeutiche (solution-oriented e problem-oriented) sull'esperienza affettiva, sulle componenti neurocognitive e sullo stato psicofisiologico, sottolineando l'importanza del linguaggio nella formazione di domande che abbiano un impatto significativo sulla realizzazione del cambiamento.
11:30

Andrea Stramaccioni

Nuotare in una boccia con i pesci: i deliri come atto senza opera e le strategie di ”individuazione”


La psicopatologia divide. La scienza della psicopatologia “ortodossa” - quella “boccia” psicopatologica in cui siamo immersi come inconsapevoli carassi dorati - opera una serie di divisioni: divide i professionisti in approcci, le persone in categorie e il soggetto dall’oggetto. Ronald Laing sosteneva che l’atteggiamento della psicopatologia classica era quello di dividere l’uomo nelle sue funzioni e di trattare il delirio come un disturbo del giudizio. Ancora una divisione. Questo atteggiamento “entomologico”, o da anatomisti, ha sempre generato un posizionamento dell’osservatore all’esterno dell’osservato, e ha determinato una grande attenzione ai contenuti dell’esperienza delirante, il cui rischio è rappresentato dalla elevazione di una barriera di significanti tra la persona che cura e quella che chiede aiuto. Le pratiche discorsive sul delirio, che troviamo ancora oggi nei manuali di psichiatra (finanche nel DSM), richiamano un atteggiamento della psichiatra di fine ottocento: un paradigma che fornisce un modello di problemi e soluzioni basate su principi educativi correttivi ed ortopedici. E’ possibile invece passare da una descrizione divisiva, in terza persona singolare, ad una che lega, in prima persona plurale; la domanda centrale a cui si cercherà di dare una risposta è la seguente: qual è l’esperienza intersoggettiva del delirio? In questa prospettiva, il delirio perde la sua connotazione deficitaria per assumere quella di una pratica discorsiva di individuazione e separazione. La metodologia utilizzata sarà quella di partire da una storia clinica per accedere a una riflessione teorica sulla natura profondamente reciproca e circolare della tecnica, e della teoria della tecnica, in Psicoterapia Strategica. L’obiettivo è quello di favorire una riflessione su una delle competenze fondanti dello/a psicoterapeuta strategico/a: la plasticità, ovvero saper entrare in un modo di vedere il mondo che gli è estraneo - “attingere alle sue proprie potenzialità psicotiche” - per renderlo familiare ed utilizzare questa legame ai fini curativi. Il punto di vista epistemologico che ha ispirato questo lavoro attinge a pieni mani dagli oceani costruttivisti, costruzionisti sociali, sistemici e interazionali.
12:00

Bernardo Paoli

La ricerca quantitativa della SSPS sugli outcome della psicoterapia: primi risultati e prospettive future


La Società Scientifica di Psicoterapia Strategica è una realtà in cui trovano spazio le varie voci della Terapia Breve, presenti nel panorama nazione e internazionale, e che ha messo insieme la maggior parte delle Scuole di Specializzazione ad orientamento strategico presenti in Italia, da quella più storica all’ultima recentemente riconosciuta dal MIUR. La ricerca rappresenta uno dei principali obiettivi della SSPS: la ricerca, infatti, non può mai considerarsi disgiunta né un’aggiunta rispetto alla pratica clinica, in quanto ne costituisce il fondamento. Condurre una ricerca richiede autodisciplina e un forte senso etico (chi fa ricerca sa che vi è sempre il rischio che i dati possano essere inseriti in modo incompleto per negligenza o per il timore di risultati non in linea con quanto atteso): questo la rende un’ottima palestra per apprendere ad elevare le proprie capacità operative. Per lo studio degli outcome delle psicoterapie è stato costruito un database di 150 prescrizioni terapeutiche, definito i test da somministrare all’inizio e alla fine del percorso con i pazienti, e quali statistiche utilizzare sui dati raccolti. Parlare dei primi risultati ottenuti e delle prospettive future sarà il tema dell’intervento: senza ricerca non può essevi reale progresso.
12:30

Anna Rizzuti

"Mi dispiace, non posso cambiarla"


Il paziente si rivolge allo psicoterapeuta perché sente di stare male, e solitamente si aspetta che la terapia cambi il suo modo di essere e di fare, così da renderlo più adatto a quanto vive. Sono molti i terapeuti che accettano tale mandato alleandosi con le attese del paziente, arrivando a farsi suggerire da lui gli obiettivi della terapia. Spesso si pensa infatti che la richiesta del paziente, soprattutto quando formulata con serena lucidità, sia la strada da seguire, o comunque l’unico finale che si possa scrivere perché spesso è anche l’unica opzione che la persona contempla. Vi è inoltre il timore che, il fatto di non condividere l’obiettivo che il paziente pone possa minacciare l’alleanza con il terapeuta e con la cura; ciò porta alcuni colleghi ad accettare ingenuamente le richieste che gli vengono fatte, gettando le basi per un sicuro fallimento dell’intervento clinico.
L’approccio strategico facilita il lavoro del terapeuta in questi specifici casi perché, focalizzando l’analisi sul funzionamento - e non sul sintomo e quindi su quanto la persona lamenta - consente di mantenere un buon grado di autonomia rispetto alle indicazioni e alle aspettative del paziente, e di individuare direzioni differenti da quelle richieste, arrivando in casi estremi a dire “Mi dispiace, non posso cambiarla”.
Sarà presentato un caso clinico che mostra il percorso verso il non-cambiamento del paziente.
 
PAUSA PRANZO
14:30
flavio cannistra

Flavio Cannistrà

Le 9 logiche dietro gli interventi di Terapia Breve: approfondimento su 3 logiche


Possono essere identificate 9 logiche sottostanti gli interventi di Terapia Breve: in altri termini, possiamo dire che differenti tecniche possono essere racchiuse in 9 categorie o insiemi. Apprenderle semplifica notevolmente il lavoro del terapeuta: conoscendo le 9 logiche può desumere quale tecnica è meglio utilizzare per una persona, un problema o un momento specifico della terapia, o persino inventare una tecnica ad hoc. In questa presentazione saranno approfondite 3 logiche, spiegandone l’essenza e facendo degli esempi di tecniche che vi rientrano.
15:00
Francesca Mastrantonio

Francesca Mastrantonio

Le trasgressioni in psicoterapia: fallimento o successo terapeutico?


Alcuni studi dimostrano che la forma di intervento psicoterapeutico più frequente è la seduta singola che coincide con il primo colloquio. Secondo questi studi in media più del 50% dei pazienti non prosegue l’intervento dopo il primo colloquio. Altri studi sulla psicoterapia e i fallimenti in psicoterapia dimostrano che il 50-60% dei casi di pazienti in lista di attesa migliorano spontaneamente nell’attesa dell’incontro. Ciò induce a pensare che il 50% dei pazienti migliora in terapia senza l’aiuto del terapeuta, oppure che l’intervento del terapeuta nei primi colloqui di valutazione sia estremamente efficace o estremamente inefficace. Secondo la Psicoterapia Strategica una terapia è efficace quando consente di avviare dei cambiamenti nella vita del paziente. In linea con questa prospettiva il fallimento terapeutico è inteso non tanto come abbandono dell’intervento, quanto come un’impasse che genera stallo nella relazione e ne impedisce il cambiamento. Da questa prospettiva l’abbandono della psicoterapia potrebbe essere interpretato come soluzione ultima del paziente per uscire da un’impasse che lo psicologo non ha individuato e su cui non ha saputo lavorare, ma che anzi ha contribuito a favorire in modo inconsapevole. Cosa si nasconde dietro questi “fallimenti” terapeutici? Come rendere efficace l’intervento e prevenire eventuali drop-out? La presentazione cercherà di rispondere a queste domande e offrire una visione nuova del fallimento terapeutico.
15:30

Valeria Saladino

Grounded Theory e ricerca qualitativa sui drop-out in psicoterapia: il progetto della SSPS


Il concetto di drop-out è poco valutato all’interno dei contesti di ricerca in psicologia nonostante la sua notevole influenza in ambito terapeutico. Il drop-out è una condizione che si verifica nel momento in cui il percorso psicoterapeutico si interrompe per diverse motivazioni legate sia al paziente che al professionista. A partire da tale considerazione, l’obiettivo di tale ricerca è duplice: da una parte analizzare la concettualizzazione scientifica e accademica del concetto di drop-out, procedendo alla stesura di un dizionario di termini condiviso, dall’altra parte individuare le dinamiche della relazione psicoterapeutica tra paziente e professionista al fine di comprendere i fattori che caratterizzano il drop-out. L’intento della ricerca è incrementare i dati scientifici inerenti la psicoterapia, valorizzando i suoi outcome e le sue tecniche, rendendo tale disciplina valutabile e quantificabile a partire da dati e metodologie che ne rispettino la peculiarità salvaguardandone la “scientificità”. A tal scopo l’uso della Grounded Theory (GT) risulta essere adatto allo studio di tale fenomeno in quanto si basa sulla costruzione di una teoria fondata sui dati e non sulla scelta precostituita di una teoria già esistente. L’assunto di base nella costruzione di tale teoria sociologica, fondata sui dati, è di tipo induttivo, ossia parte da un concetto per poi estendere le considerazioni che ne emergono verso una teoria generale. La GT evita in tal modo quel tipo di influenza per cui il ricercatore indaga un fenomeno a partire da dati precostituiti e già noti. Per valutare gli outcome della psicoterapia sono state prese in considerazione 30 terapie individuali caratterizzate da drop-out, individuate tramite una procedura di randomizzazione. Tramite la medesima procedura i casi sono stati affidati a un team di ricerca e condivisi per le fasi di trascrizione, revisione, screening e codifica dei dati. Questa procedura ha lo scopo di arginare i bias connessi alla conoscenza che ogni partecipante ha dei propri casi clinici e permette di lasciare emergere elementi altrimenti troppo complessi da poter essere osservati. La metodologia utilizzata verte sull’analisi testuale e video delle sedute, per poter analizzare le dinamiche comportamentali sia del paziente che del terapeuta. Il lavoro che sarà presentato vuole essere un primo passo di una ricerca interdisciplinare tra sociologia e psicologia, che ha l’obiettivo di individuare alcune delle dinamiche che caratterizzano il drop-out.
16:00

Francesco Tinacci

Possibili esiti di una Psicoterapia Breve efficace e relative modalità di chiusura dell’intervento


Come si tratta la fase del processo terapeutico della chiusura del trattamento? In che cosa consiste la fine del trattamento in un intervento di Terapia Breve Strategica? La tesi fondamentale proposta è che in una psicoterapia che si fonda su principi teorici di tipo sistemico-costruttivista, la fine del trattamento non corrisponda necessariamente all’estinzione della sintomatologia o alla risoluzione del problema, ma è qualcosa di più complesso: nella fase della chiusura è necessario aiutare il paziente a dare un senso, in termini esistenziali, al disturbo che ha avuto e che ha superato. Guardando in generale il processo della Terapia Breve Strategica, la fase dello sblocco ha caratteristiche peculiari che appartengono a questo modello, quella del consolidamento si avvicina a modelli terapeutici di tipo cognitivo comportamentale, mentre la fase della chiusura si avvicina ai modelli terapeutici di tipo umanistico-esistenziale. Questi collegamenti aggiungono complessità al nostro modello di psicoterapia, e pongono nuovi interrogativi e criticità ai terapeuti, con l’obbiettivo di ampliare la loro visione sul senso della psicoterapia e della sua efficacia. Sarà delineato un collegamento fra gli esiti di una psicoterapia efficace e diverse modalità di chiusura, in modo da adattare anche questa fase della terapia al caso specifico.
16:30

Pedro Vargas

Il Brief Therapy Center Project: un programma concettuale, uno sforzo scientifico


Il progetto del Brief Therapy Center Project rappresenta un percorso scientifico attraverso il quale la cibernetica ha composto insieme concetti tratti dall'ingegneria della comunicazione, dall'etnografia e dalla psichiatria in un unico programma concettuale. Un programma concettuale che nasce dall'incontro tra una particolare tecnologia (film e registrazioni) e un modello di complessità (la cibernetica). Grazie a tutto ciò si è sviluppato un nuovo sistema di osservazione nelle scienze umane e, al tempo stesso, qualcosa di inedito nel campo della psicoterapia: lo sviluppo di un approccio terapeutico basato sulla ricerca empirica.
17:00

Terry Soo-Hoo (USA)

Lavorare all'interno del contesto culturale del cliente con la Terapia Strategica


Tutte le terapie iniziano con l'ingresso del terapeuta nel mondo del cliente; tuttavia, a causa delle limitazioni di tempo, questo è ancora più importante nella Terapia Breve Strategica. Per entrare con successo nel mondo del cliente è fondamentale lavorare all’interno del suo contesto culturale. In questa presentazione si discuterà anzitutto come identificare i principali fattori culturali presenti nel mondo del cliente, in che modo impattino sulla Terapia Strategica, e come si possa lavorare all'interno di questi fattori culturali per migliorare, anziché ostacolare, la terapia.
17:30

Michael Hoyt (USA)

Psicoterapie Strategiche: passato, presente e futuro


La presentazione offrirà un’osservazione-partecipante longitudinale nel campo della Terapia Breve, descrivendo alcune origini della Terapia Strategica, alcuni pericoli che il settore sta affrontando e alcune potenziali opportunità di crescita e innovazione.
18:00
FINE PRIMA GIORNATA

07 NOVEMBRE 2020

9:45
APERTURA SECONDA GIORNATA
10:00

Arnoud Huibers (Paesi Bassi)

Il potere delle domande attiva-risorse


Quando i clienti arrivano in terapia, di solito lo fanno a causa di un’esperienza problematica. Sembrerebbe quindi più logico che la prima consulenza si concentri su un contenuto orientato al problema. Tuttavia questo non è il modo di affrontare i colloqui Solution Focused (SF), con grande stupore da parte di molti professionisti nel settore della salute mentale. Scegliendo domande che attivano le risorse, invece di domande che attivano i problemi, il professionista SF dirige la conversazione dal problem-talk al solution-talk, fin dall'inizio, già nei primi 10 minuti del primo colloquio. Il presupposto è che i clienti abbiano proprie risorse, che ci siano delle eccezioni al problema, e che le buone idee sul cambiamento che i clienti vogliono attuare possano essere negoziati. In questa presentazione, i partecipanti saranno invitati ad approfondire i principi delle domande che attivano le risorse. Come funzionano? Che tipo di risposte ci si può aspettare dai clienti? Come possiamo comprendere i meccanismi e gli effetti benefici delle domande che attivano le risorse? Inoltre, verrà discusso il modo in cui le domande che attivano le risorse si inseriscono nel "pensiero di base" dell'approccio orientato alla soluzione. Verrà presentato un quadro concettuale con cinque principi essenziali interconnessi dell'approccio SF, supportati da rappresentazioni visive ed esempi.
10:30
Rytis Pakrosnis

Rytis Pakrosnis (Lituania)

Psicoterapia Solution Focused per il miglioramento della salute e del funzionamento psicologico giovanile


La Solution Focused Therapy (SFT) è stata integrata con successo nel sistema sanitario di tutto il mondo. Oggi non viene più utilizzata solo come terapia individuale, di coppia/familiare o di gruppo, ma sono stati introdotti anche numerosi programmi di prevenzione e riabilitazione di gruppo, e strumenti di auto-aiuto in contesti di salute mentale e somatica. In breve tempo la comunità SFT ha sviluppato un ampio pool di studi e il metodo ha guadagnato la fiducia di professionisti, clienti e responsabili delle politiche sanitarie. La SFT è stata un elemento importante del programma di studi di Master in Psicologia della Salute e della ricerca dell'Università Vytautas Magnus (Kaunas, Lituania). La presentazione è volta a fare una panoramica e a riassumere i risultati della ricerca SFT condotta dall'autore insieme ai colleghi e agli studenti della VMU negli ultimi due decenni. Saranno presentati i risultati degli interventi individuali, di gruppo e di auto-aiuto basati sulla SFT, dimostrando l'efficacia della SFT per la cura della salute e il miglioramento del funzionamento psicosociale in diversi contesti sanitari e gruppi di clienti. I risultati hanno dimostrato che diverse forme di interventi basati sulla SFT aiutano a raggiungere gli obiettivi dei partecipanti e a migliorare notevolmente la loro salute e il loro funzionamento psicosociale. Pertanto, la SFT può essere ampiamente incorporata nel sistema sanitario e utilizzata in molte forme diverse e per diversi obiettivi di assistenza sanitaria.
11:00

Antonietta Curci

Servizi di counseling psicologico ai tempi del coronavirus. Pragmatica dell’approccio strategico e sinergie operative


I servizi di counseling psicologico rivestono un’importanza cruciale nel supportare il fronteggiamento di situazioni di stress e disagio psicologico che possono verificarsi nella vita quotidiana. In particolare, il counseling universitario rappresenta uno strumento di aiuto per quelle persone che frequentano i corsi universitari. Queste persone si possono trovare, infatti, a dover fronteggiare difficoltà nel superamento di un esame, blocchi di carriera o, più in generale, ripensamenti sull’intero progetto di vita in un’età in cui la rappresentazione del Sé va progressivamente definendosi. Durante l’emergenza Covid-19, in considerazione dell’eccezionalità del momento, il Servizio Counseling UniBA si è proposto per la presa in carico anche del personale docente e TA dell’Università di Bari, in modo da fornire una risposta rapida ed efficace alla richiesta di aiuto correlata allo stress da lockdown. Il Servizio di Counseling Psicologico UniBA adopera un approccio strategico sia a livello metodologico, sia nella modalità di organizzazione. A livello operativo è strutturato in tre segmenti: 1. Supporto per la gestione dello stress nel contesto universitario, promozione del coping efficace e sostegno alla fragilità emotiva attraverso un ciclo di colloqui individuali. 2. Percorso clinico ad orientamento dinamico comprendente un ciclo di incontri individuali e/o inserimento in un gruppo per intervento focale psicoterapeutico su problematiche più o meno durature di tipo ansioso, depressivo, conflitti interni sulla definizione di Sé e identità. 3. Training su organizzazione e pianificazione di studio, gestione strategica del tempo, problem solving, stile comunicativo efficace, motivazione allo studio. Il primo segmento, che utilizza un approccio strategico a livello diagnostico e di trattamento è risultato agevolmente estensibile alla componente docente e TA dell’Università di Bari in tempi di Covid-19. L’organizzazione dell’intero servizio, dal colloquio di accoglienza, alla presa in carico e fino al follow-up finale rispecchia un’idea integrata in cui prospettive teoriche e metodologie diverse cooperano e si contaminano pragmaticamente rispondendo alla richiesta dell’utente e alle sue peculiarità individuali. Infine, rappresenta anche un approccio funzionale a valorizzare le professionalità già operanti nell’ambito del counseling universitario e contribuisce ad un clima organizzativo positivo e stimolante per gli operatori stessi e per i giovani in formazione. Il presente contributo, oltre a descrivere metodo e organizzazione del Servizio di Counseling Psicologico UniBA, si propone infine di presentare e discutere alcuni casi in cui è stato impiegato l’approccio strategico nell’offerta del servizio durante l’emergenza Covid-19.
11:30
Davide Algeri Psicologo

Davide Algeri

Un caso di uso strategico della tecnologia per il trattamento breve di un abuso sessuale


L’abuso sessuale è un trauma indelebile che lascia il segno della vergogna nella persona che lo subisce, fino all'età adulta, creando una destabilizzazione nel rapporto di fiducia e nel legame che crea con l'Altro. Questo diventa ancora più forte nella misura in cui la vittima di abuso non viene creduta, e quindi difesa dalle figure di riferimento, o nei casi in cui non è lei stessa a difendersi. In queste situazioni può diventare molto complesso riuscire a trattare il problema in quanto chi ne è stato vittima ha la tendenza a nasconderlo per non sentire su di sé il peso del giudizio, il fortissimo dolore della ferita che puntualmente si riapre e in particolar modo perché non riesce a fidarsi, spesso neanche del terapeuta. Nel caso di M. viene proposta una modalità di utilizzo strategico della consulenza online, che può servire a monitorare il cambiamento terapeutico, ristrutturare la vergogna e il senso di colpa, e ricostruire gradualmente la fiducia necessaria per l'elaborazione di un abuso.
12:30

Danilo Moggia (Spagna)

Contributi della ricerca in psicoterapia alla pratica clinica


In che modo i terapeuti possono valutare l'efficacia della propria pratica clinica? Come possono fare ricerca dal proprio studio? Come possono monitorare l'efficacia di un processo psicoterapeutico in corso? La presentazione risponderà a queste domande, offrendo alcune linee-guida per la ricerca in psicoterapia: come identificare le domande di ricerca e i metodi da utilizzare. In particolare sarà spiegata nel dettaglio la ricerca incentrata sul paziente: come si identificano gli sviluppi del monitoraggio dei risultati di routine e dei sistemi di feedback.
 
PAUSA PRANZO
15:00

Gerry Grassi

Psicologia 4D: psicoterapia, ipnosi e realtà virtuale. Un caso di acrofobia


Il progetto PSICO 4D unisce la realtà virtuale, la psicoterapia e l’ipnosi per il trattamento dell’acrofobia. L’ACROVR è l’applicazione della realtà virtuale che pone il soggetto nella condizione fobica estrema, rimanendo fisicamente in un contesto protetto. L’applicativo è stato testato su 5 soggetti, con un percorso di 4 esposizioni congiuntamente con esercizi mirati da svolgere tra un incontro e l’altro. 4 soggetti su 5 sono attualmente in grado di affrontare le situazioni fobiche dichiarate.

15:30

Valeria Verrastro

Stress familiare e disabilità


Le famiglie con figli che presentano disabilità possono vivere situazioni caratterizzate da un forte stress. Questo, inevitabilmente, si riversa nella dinamica di coppia e di conseguenza nella gestione della relazione con i figli. Nel caso che verrà esaminato i genitori della minore (G. di 17 anni) appaiono più concentrati sulla disabilità che presenta la figlia - la sindrome di Asperger - che sul loro sistema famiglia e sul fatto che G. sia una adolescente: quasi come se questa fase della vita (l’adolescenza) possa essere messa in secondo piano solo perché si ha la sindrome di Asperger. Come scrive Ronald D. Laing “le cose dei figli le impariamo soltanto dai figli”. Osservando i dialoghi tra la figlia e i genitori è stato possibile insegnare a questi ultimi che era giunto il momento di guardare G. come una figlia adolescente. Il compito del terapeuta è stato quello di insegnare, all’intero nucleo familiare, come muoversi verso la definizione della propria identità, invece di resistere. La ristrutturazione è stata la tecnica di elezione.
16:00

Maria Ilaria Di Donato

Covid-19: tutti hikikomori? Dalla patologia alle pseudo normalità


"Hikikomori” significa letteralmente, in giapponese, “stare in disparte, isolarsi”. Il termine si riferisce a coloro che hanno scelto di appartarsi dalla vita sociale - un isolamento autoimposto - cercando anche livelli estremi di confinamento, per fattori personali e sociali di varia natura. L’hikikomori è una condizione di sofferenza sociale molto forte che impedisce di uscire di casa perché si ha paura del giudizio altrui, di relazionarsi con le persone; paura connessa anche a una visione negativa della società. Come stanno vivendo gli hikikomori la pandemia? E’ stato fatto un sondaggio nella community di hikikomori Italia. I risultati non hanno una valenza scientifica, ma ci forniscono un’idea di come percepiscano questo momento di emergenza sanitaria: il 35% degli hikikomori iscritti a questa associazione hanno dichiarato di stare un po’ meglio perché l’idea che anche gli altri siano in isolamento li fa sentire meno in colpa, li fa sentire meno falliti, persone meno strane.
16:30

Irene Petruccelli

I passi e le tecniche della Psicoterapia Breve Strategica nel trattamento dell’autore di reato a sfondo sessuale


Gli autori di reato a sfondo sessuale costituiscono una tipologia di pazienti particolarmente difficile da trattare, ed è possibile ipotizzare che, in alcuni casi (ad esempio i soggetti psicopatici), nessun programma possa ridurre effettivamente il loro rischio di recidiva. Tuttavia, dalla rassegna della letteratura nazionale e internazionale, risulta che gli approcci di psicoterapia su base cognitivo-comportamentale siano i più efficaci in questo ambito. Proprio in un’ottica di prevenzione della recidiva, il trattamento dell’autore di reato a sfondo sessuale - anche se si prospetta come ambito di terapia estremamente delicato e importante - rappresenta una sfida possibile anche per l’approccio breve di orientamento strategico. Nell’ottica strategica è stato messo a punto un protocollo che prevede un approccio integrato e tipologie di trattamento multiple, l’uso di metodologie e strategie miste su percorsi costruiti ad hoc sul singolo individuo, anche in base alla preliminare valutazione dello schema sessuale deviante. Verranno illustrate le macro aree di intervento terapeutico (autostima, distorsioni cognitive, empatia, socializzazione, problem solving, strategie di coping, ecc.) con i relativi passi e tecniche da applicare (alfabetizzazione emotiva, focalizzazione sul concetto di “responsabilità”, ecc.). Particolare attenzione sarà dedicata ai passi del trattamento strategico nei casi di abuso intrafamiliare.
17:00
adam froerer

Adam Froerer (USA)

Terapia Breve Solution Focused: il Diamond Approach


La Solution Focused Brief Therapy (SFBT) ha sempre riguardato il linguaggio, e soprattutto la co-costruzione delle conversazioni con i clienti; co-costruzione che, nel corso del tempo, ha assunto "regole" sempre più chiare. Nella presentazione verranno discussi alcuni strumenti linguistici che possono essere utilizzati per massimizzare la co-costruzione focalizzata sulle soluzioni. La presentazione verterà poi sul Connie-Froerer Diamond Approach della SFBT, per mostrare come questi strumenti linguistici possano essere usati in vari modi per lavorare con i clienti, per identificare le loro migliori speranze, ottenere una descrizione utile che porti a un effettivo cambiamento, e concludere la sessione in modo rispettoso senza violare l'autonomia del cliente. Saranno forniti molti riferimenti per illustrare le prove empiriche a supporto della SFBT.
17:30

Filippo Petruccelli

La modifica dell’identità autobiografica attraverso l’ipnosi e la suggestione in un caso di disforia di genere


La nostra identità personale si basa sulla memoria, che a sua volta si basa sull’apprendimento. I fatti della vita che ci accadono vengono collegati tra di loro in un continuum definito “identità autobiografica”. Questa elaborazione dei ricordi, che ci accompagna per tutta l’esistenza, rende la nostra identità non qualcosa di stabile ma qualcosa di suscettibile a mutamenti: una costruzione in continuo divenire, alla quale la nostra mente cerca di dare un senso. Dal momento che la nostra capacità di memoria è limitata, siamo costretti a selezionare i ricordi in sequenze temporali coerenti. Ci rimangono più impressi eventi che ci colpiscono, che ci emozionano, che ci interessano e, per ragioni di sopravvivenza, siamo portati a ricordare più le situazioni negative che quelle positive. La nostra identità autobiografica è anche costellata da falsi ricordi e amnesie: episodi della nostra infanzia che ci sembrano ricordi possono essere, in realtà, memorie di racconti che ci sono stati fatti che, a un certo punto, abbiamo trasformato in ricordi veri e propri. Inoltre, tutte le volte che ricordiamo qualcosa lo sottoponiamo a una sorta di “riscrittura”, senza rendercene conto. A maggior ragione, quando raccontiamo a uno psicoterapeuta i nostri problemi e il nostro passato operiamo involontariamente, insieme a lui, delle vere e proprie “ristrutturazioni” delle cose che raccontiamo e delle emozioni a loro collegate. Per molti approcci psicodinamici questa è proprio la tecnica terapeutica di elezione. All’ipnosi, da cui partirono le ricerche di Sigmund Freud, viene comunemente attribuita - probabilmente senza alcuna evidenza scientifica - la capacità di recuperare ricordi rimossi. Basandosi su tale credenza, Milton H. Erickson interveniva sui ricordi dei suoi pazienti per ottenere delle modifiche, a volte sostanziali, dell’identità autobiografica.
Il caso presentato riguarda un paziente biologicamente maschio di 30 anni, che chiedeva una consulenza per accertare la presenza delle condizioni necessarie per chiedere al giudice l’autorizzazione alla transizione chirurgica. La sua richiesta era avvalorata dai risultati dei colloqui e dai test, che giustificavano la diagnosi di disforia di genere. L’unico non superato era il “real life test”. Fin da piccolo era attratto dai maschi, ma il paziente si domandava: “Come posso avere rapporti sessuali con maschi nelle mie condizioni? Incontrerei solo omosessuali e io invece voglio eterosessuali che mi desiderino in quanto donna”. Questa era la sua giustificazione, che il terapeuta non riuscì a superare e quindi non rilasciò la relazione.
Dopo qualche anno il paziente si ripresentò raccontando che era stato operato all’estero, ma che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Era convinto di aver avuto esperienze sessuali nell’infanzia e nell’adolescenza, ma non ricordava gli episodi, temeva che potessero essere in contrasto con la scelta che aveva fatto e, sapendo che il terapeuta era esperto in ipnosi, voleva esplorare il suo passato alla ricerca delle esperienze dimenticate. Dopo un breve training, il paziente si dimostrò di essere un ottimo soggetto ipnotico ed ebbe così inizio un percorso di ri-orientamento nel passato. Furono concordati vari momenti del suo passato di cui il paziente raccontava (compleanni, vacanze al mare, ecc.); poi si induceva la trance e si continuava a cercare ricordi dimenticati in quell’episodio, attraverso domande del tipo: “Ora accorgiti che nella stanza c’è anche un ragazzo che conosci bene, descrivimelo”. Così cominciava la narrazione di un episodio che il paziente viveva come un “ricordo” che tornava alla memoria.
In questi episodi era cura del terapeuta inserire particolari sessuali vissuti o solo immaginati, che erano sempre congruenti con la ridefinizione chirurgica.
Ogni volta il paziente era soddisfatto dei ricordi ritrovati ed era sollecitato a scriverli, come se fossero le pagine di un diario che doveva poi conservare. In tal modo è stato favorito l’inserimento del nuovo “ricordo” nella narrazione autobiografica, garantendone così la permanenza.
Dopo dodici sedute il paziente fu congedato. Ai controlli dopo sei e dodici mesi il miglioramento della sua vita affettiva era evidente, e aveva trovato un compagno con il quale conviveva e che aveva in mente di sposare.
18:00
FINE SECONDA GIORNATA
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