06 NOVEMBRE 2020

9:30
ACCOGLIENZA
9:45
APERTURA PRIMA GIORNATA - FILIPPO PETRUCCELLI

CHAIR - ANTONIETTA CURCI
10:00

Guglielmo Gulotta

Lo psicoterapeuta stratega in quanto solutore di problemi


I problemi psicologici si presentano principalmente come disturbi della vita interpersonale, ed il concetto stesso di anormalità psicologica, distinto da quella di normalità, è un giudizio in gran parte sociale. Gli esseri umani si influenzano reciprocamente e la vita sociale può essere costruita talvolta da fenomeni di influenza indiretta e involontaria, come nei processi di imitazione, e talaltra da processi consapevoli e pianificati, come la pubblicità. La relazione d’aiuto chiamata “psicoterapia” consiste in un’influenza sociale rivolta al paziente dal terapeuta su un numero di problemi concordati. Come ogni realtà sociale, la psicoterapia è una realtà costruita convenzionalmente e negoziata dai partner. La negoziazione avviene attraverso un reciproco adattamento, soprattutto nel senso che il cliente accetta il punto di vista proposto dallo psicoterapeuta, il quale ha il controllo della relazione. Si tratta infatti di una relazione d’aiuto in cui è stato richiesto di intervenire sulla base delle competenze dell’operatore. Concepire l’approccio psicoterapeutico nell’ambito dell’influenza interpersonale ci consente di utilizzare proficuamente gli studi sulla retorica antica, sulla teoria dell’argomentazione e della psicologia sociale sulla persuasione.
10:30

Fabio Leonardi

Psicoterapia strategica: quo vadis? Contro la deriva epistemologica delle psicoterapie


Come noto la psicoterapia strategica ha rappresentato una rottura e un’eresia non solo sul piano clinico-operativo, ma anche su quello epistemologico dato che rappresenta in toto la svolta post-moderna in psicoterapia. Difatti la psicoterapia strategica ha preso forma all’interno del discorso epistemologico costruttivista, (o se si preferisce costruzionista, sebbene autorevoli esponenti tendano a ricondurre questi due termini alla stessa matrice epistemologica). La nota distinzione tra realtà di primo ordine e di secondo ordine di Watzlawick rappresenta in tal senso una pietra miliare. Tuttavia dopo la svolta post-moderna degli anni ’70, in ambito scientifico, e specificatamente in quello psicologico si è assistito, e si sta assistendo al ritorno di un positivismo ottocentesco, sulla scia dei grandi e suggestivi progressi nel campo delle tecniche di neuroimaging, tali per cui oggi si mette il prefisso neuro a qualsiasi entità, a volte con effetti grotteschi (neuro-educazione, ecc). Questo vezzo di ricercare autorevolezza “scimmiottando” il lessico delle scienze “neuro”, oltre a evidenziare un vecchio problema di sudditanza verso le scienze mediche e una sostanziale debolezza epistemologica degli psico-esperti, crea universi discorsivi incongruenti. Ciò determina un paradosso, perchè nella ricerca di una maggiore scientificità, si finisce per perderla completamente entro discorsi epistemologicamente contraddittori. In realtà il problema del positivismo, rappresenta un vulnus mai risolto definitivamente dalla Psicoterapia strategica, perché costantemente nel corso della sua storia si è tollerato un uso disinvolto del linguaggio, che dietro la pretesa neutralità di un lessico descrittivo, ha finito per reificare realtà inventate (come accade nel disinvolto utilizzo del termine inconscio, o nell’astrusa invenzione del sistema percettivo-reattivo che rimanda a skinneriane immagini ben poco costruttiviste) “I problemi filosofici nascono quando il linguaggio fa vacanza” affermava Wittengstein, ma dobbiamo prendere atto che pure quelli psicologici seguono la stessa dinamica. In questo panorama diviene doveroso chiedersi: dove sta andando la psicoterapia strategica?
11:00

Jaseem Koorankot (India)

Il linguaggio terapeutico: che cosa dice la ricerca?


Le parole, la sequenza di inserimento di una parola in una frase o in una domanda, le espressioni paralinguistiche e gli spunti non verbali in una conversazione terapeutica hanno un ruolo significativo nell'apportare cambiamenti terapeutici nei clienti. La ricerca mostra che alcuni tipi specifici di domande terapeutiche portano a una riduzione della risposta emotiva negativa - e alla regolazione degli stati emotivi negativi - ed anche, dall’altra parte, aumentano l'effetto positivo sul paziente. Lo speech si concentrerà sulle ricerche condotte per studiare l'effetto delle domande terapeutiche (solution-oriented e problem-oriented) sull'esperienza affettiva, sulle componenti neurocognitive e sullo stato psicofisiologico, sottolineando l'importanza del linguaggio nella formazione di domande che abbiano un impatto significativo sulla realizzazione del cambiamento.
11:30

Andrea Stramaccioni

Nuotare in una boccia con i pesci: i deliri come atto senza opera e le strategie di ”individuazione”


La psicopatologia divide. La scienza della psicopatologia “ortodossa” - quella “boccia” psicopatologica in cui siamo immersi come inconsapevoli carassi dorati - opera una serie di divisioni: divide i professionisti in approcci, le persone in categorie e il soggetto dall’oggetto. Ronald Laing sosteneva che l’atteggiamento della psicopatologia classica era quello di dividere l’uomo nelle sue funzioni e di trattare il delirio come un disturbo del giudizio. Ancora una divisione. Questo atteggiamento “entomologico”, o da anatomisti, ha sempre generato un posizionamento dell’osservatore all’esterno dell’osservato, e ha determinato una grande attenzione ai contenuti dell’esperienza delirante, il cui rischio è rappresentato dalla elevazione di una barriera di significanti tra la persona che cura e quella che chiede aiuto. Le pratiche discorsive sul delirio, che troviamo ancora oggi nei manuali di psichiatra (finanche nel DSM), richiamano un atteggiamento della psichiatra di fine ottocento: un paradigma che fornisce un modello di problemi e soluzioni basate su principi educativi correttivi ed ortopedici. E’ possibile invece passare da una descrizione divisiva, in terza persona singolare, ad una che lega, in prima persona plurale; la domanda centrale a cui si cercherà di dare una risposta è la seguente: qual è l’esperienza intersoggettiva del delirio? In questa prospettiva, il delirio perde la sua connotazione deficitaria per assumere quella di una pratica discorsiva di individuazione e separazione. La metodologia utilizzata sarà quella di partire da una storia clinica per accedere a una riflessione teorica sulla natura profondamente reciproca e circolare della tecnica, e della teoria della tecnica, in Psicoterapia Strategica. L’obiettivo è quello di favorire una riflessione su una delle competenze fondanti dello/a psicoterapeuta strategico/a: la plasticità, ovvero saper entrare in un modo di vedere il mondo che gli è estraneo - “attingere alle sue proprie potenzialità psicotiche” - per renderlo familiare ed utilizzare questa legame ai fini curativi. Il punto di vista epistemologico che ha ispirato questo lavoro attinge a pieni mani dagli oceani costruttivisti, costruzionisti sociali, sistemici e interazionali.
12:00

Bernardo Paoli

La ricerca quantitativa della SSPS sugli outcome della psicoterapia: primi risultati e prospettive future


La Società Scientifica di Psicoterapia Strategica è una realtà in cui trovano spazio le varie voci della Terapia Breve, presenti nel panorama nazione e internazionale, e che ha messo insieme la maggior parte delle Scuole di Specializzazione ad orientamento strategico presenti in Italia, da quella più storica all’ultima recentemente riconosciuta dal MIUR. La ricerca rappresenta uno dei principali obiettivi della SSPS: la ricerca, infatti, non può mai considerarsi disgiunta né un’aggiunta rispetto alla pratica clinica, in quanto ne costituisce il fondamento. Condurre una ricerca richiede autodisciplina e un forte senso etico (chi fa ricerca sa che vi è sempre il rischio che i dati possano essere inseriti in modo incompleto per negligenza o per il timore di risultati non in linea con quanto atteso): questo la rende un’ottima palestra per apprendere ad elevare le proprie capacità operative. Per lo studio degli outcome delle psicoterapie è stato costruito un database di 150 prescrizioni terapeutiche, definito i test da somministrare all’inizio e alla fine del percorso con i pazienti, e quali statistiche utilizzare sui dati raccolti. Parlare dei primi risultati ottenuti e delle prospettive future sarà il tema dell’intervento: senza ricerca non può essevi reale progresso.
12:30

Anna Rizzuti

"Mi dispiace, non posso cambiarla"


Il paziente si rivolge allo psicoterapeuta perché sente di stare male, e solitamente si aspetta che la terapia cambi il suo modo di essere e di fare, così da renderlo più adatto a quanto vive. Sono molti i terapeuti che accettano tale mandato alleandosi con le attese del paziente, arrivando a farsi suggerire da lui gli obiettivi della terapia. Spesso si pensa infatti che la richiesta del paziente, soprattutto quando formulata con serena lucidità, sia la strada da seguire, o comunque l’unico finale che si possa scrivere perché spesso è anche l’unica opzione che la persona contempla. Vi è inoltre il timore che, il fatto di non condividere l’obiettivo che il paziente pone possa minacciare l’alleanza con il terapeuta e con la cura; ciò porta alcuni colleghi ad accettare ingenuamente le richieste che gli vengono fatte, gettando le basi per un sicuro fallimento dell’intervento clinico.
L’approccio strategico facilita il lavoro del terapeuta in questi specifici casi perché, focalizzando l’analisi sul funzionamento - e non sul sintomo e quindi su quanto la persona lamenta - consente di mantenere un buon grado di autonomia rispetto alle indicazioni e alle aspettative del paziente, e di individuare direzioni differenti da quelle richieste, arrivando in casi estremi a dire “Mi dispiace, non posso cambiarla”.
Sarà presentato un caso clinico che mostra il percorso verso il non-cambiamento del paziente.
 
PAUSA PRANZO
 
CHAIR - BERNARDO PAOLI
14:30
flavio cannistra

Flavio Cannistrà

Le 9 logiche dietro gli interventi di Terapia Breve: approfondimento su 3 logiche


Possono essere identificate 9 logiche sottostanti gli interventi di Terapia Breve: in altri termini, possiamo dire che differenti tecniche possono essere racchiuse in 9 categorie o insiemi. Apprenderle semplifica notevolmente il lavoro del terapeuta: conoscendo le 9 logiche può desumere quale tecnica è meglio utilizzare per una persona, un problema o un momento specifico della terapia, o persino inventare una tecnica ad hoc. In questa presentazione saranno approfondite 3 logiche, spiegandone l’essenza e facendo degli esempi di tecniche che vi rientrano.
15:00
Francesca Mastrantonio

Francesca Mastrantonio

Le trasgressioni in psicoterapia: fallimento o successo terapeutico?


Alcuni studi dimostrano che la forma di intervento psicoterapeutico più frequente è la seduta singola che coincide con il primo colloquio. Secondo questi studi in media più del 50% dei pazienti non prosegue l’intervento dopo il primo colloquio. Altri studi sulla psicoterapia e i fallimenti in psicoterapia dimostrano che il 50-60% dei casi di pazienti in lista di attesa migliorano spontaneamente nell’attesa dell’incontro. Ciò induce a pensare che il 50% dei pazienti migliora in terapia senza l’aiuto del terapeuta, oppure che l’intervento del terapeuta nei primi colloqui di valutazione sia estremamente efficace o estremamente inefficace. Secondo la Psicoterapia Strategica una terapia è efficace quando consente di avviare dei cambiamenti nella vita del paziente. In linea con questa prospettiva il fallimento terapeutico è inteso non tanto come abbandono dell’intervento, quanto come un’impasse che genera stallo nella relazione e ne impedisce il cambiamento. Da questa prospettiva l’abbandono della psicoterapia potrebbe essere interpretato come soluzione ultima del paziente per uscire da un’impasse che lo psicologo non ha individuato e su cui non ha saputo lavorare, ma che anzi ha contribuito a favorire in modo inconsapevole. Cosa si nasconde dietro questi “fallimenti” terapeutici? Come rendere efficace l’intervento e prevenire eventuali drop-out? La presentazione cercherà di rispondere a queste domande e offrire una visione nuova del fallimento terapeutico.
15:30

Valeria Saladino

Grounded Theory e ricerca qualitativa sui drop-out in psicoterapia: il progetto della SSPS


Il concetto di drop-out è poco valutato all’interno dei contesti di ricerca in psicologia nonostante la sua notevole influenza in ambito terapeutico. Il drop-out è una condizione che si verifica nel momento in cui il percorso psicoterapeutico si interrompe per diverse motivazioni legate sia al paziente che al professionista. A partire da tale considerazione, l’obiettivo di tale ricerca è duplice: da una parte analizzare la concettualizzazione scientifica e accademica del concetto di drop-out, procedendo alla stesura di un dizionario di termini condiviso, dall’altra parte individuare le dinamiche della relazione psicoterapeutica tra paziente e professionista al fine di comprendere i fattori che caratterizzano il drop-out. L’intento della ricerca è incrementare i dati scientifici inerenti la psicoterapia, valorizzando i suoi outcome e le sue tecniche, rendendo tale disciplina valutabile e quantificabile a partire da dati e metodologie che ne rispettino la peculiarità salvaguardandone la “scientificità”. A tal scopo l’uso della Grounded Theory (GT) risulta essere adatto allo studio di tale fenomeno in quanto si basa sulla costruzione di una teoria fondata sui dati e non sulla scelta precostituita di una teoria già esistente. L’assunto di base nella costruzione di tale teoria sociologica, fondata sui dati, è di tipo induttivo, ossia parte da un concetto per poi estendere le considerazioni che ne emergono verso una teoria generale. La GT evita in tal modo quel tipo di influenza per cui il ricercatore indaga un fenomeno a partire da dati precostituiti e già noti. Per valutare gli outcome della psicoterapia sono state prese in considerazione 30 terapie individuali caratterizzate da drop-out, individuate tramite una procedura di randomizzazione. Tramite la medesima procedura i casi sono stati affidati a un team di ricerca e condivisi per le fasi di trascrizione, revisione, screening e codifica dei dati. Questa procedura ha lo scopo di arginare i bias connessi alla conoscenza che ogni partecipante ha dei propri casi clinici e permette di lasciare emergere elementi altrimenti troppo complessi da poter essere osservati. La metodologia utilizzata verte sull’analisi testuale e video delle sedute, per poter analizzare le dinamiche comportamentali sia del paziente che del terapeuta. Il lavoro che sarà presentato vuole essere un primo passo di una ricerca interdisciplinare tra sociologia e psicologia, che ha l’obiettivo di individuare alcune delle dinamiche che caratterizzano il drop-out.
16:00

Francesco Tinacci

Possibili esiti di una Psicoterapia Breve efficace e relative modalità di chiusura dell’intervento


Come si tratta la fase del processo terapeutico della chiusura del trattamento? In che cosa consiste la fine del trattamento in un intervento di Terapia Breve Strategica? La tesi fondamentale proposta è che in una psicoterapia che si fonda su principi teorici di tipo sistemico-costruttivista, la fine del trattamento non corrisponda necessariamente all’estinzione della sintomatologia o alla risoluzione del problema, ma è qualcosa di più complesso: nella fase della chiusura è necessario aiutare il paziente a dare un senso, in termini esistenziali, al disturbo che ha avuto e che ha superato. Guardando in generale il processo della Terapia Breve Strategica, la fase dello sblocco ha caratteristiche peculiari che appartengono a questo modello, quella del consolidamento si avvicina a modelli terapeutici di tipo cognitivo comportamentale, mentre la fase della chiusura si avvicina ai modelli terapeutici di tipo umanistico-esistenziale. Questi collegamenti aggiungono complessità al nostro modello di psicoterapia, e pongono nuovi interrogativi e criticità ai terapeuti, con l’obbiettivo di ampliare la loro visione sul senso della psicoterapia e della sua efficacia. Sarà delineato un collegamento fra gli esiti di una psicoterapia efficace e diverse modalità di chiusura, in modo da adattare anche questa fase della terapia al caso specifico.
16:30
Pedro Vargas (Messico)

Pedro Vargas (Messico)

Il Brief Therapy Center Project: un programma concettuale, uno sforzo scientifico


Il progetto del Brief Therapy Center Project rappresenta un percorso scientifico attraverso il quale la cibernetica ha composto insieme concetti tratti dall'ingegneria della comunicazione, dall'etnografia e dalla psichiatria in un unico programma concettuale. Un programma concettuale che nasce dall'incontro tra una particolare tecnologia (film e registrazioni) e un modello di complessità (la cibernetica). Grazie a tutto ciò si è sviluppato un nuovo sistema di osservazione nelle scienze umane e, al tempo stesso, qualcosa di inedito nel campo della psicoterapia: lo sviluppo di un approccio terapeutico basato sulla ricerca empirica.
17:00

Terry Soo-Hoo (USA)

Lavorare all'interno del contesto culturale del cliente con la Terapia Strategica


Tutte le terapie iniziano con l'ingresso del terapeuta nel mondo del cliente; tuttavia, a causa delle limitazioni di tempo, questo è ancora più importante nella Terapia Breve Strategica. Per entrare con successo nel mondo del cliente è fondamentale lavorare all’interno del suo contesto culturale. In questa presentazione si discuterà anzitutto come identificare i principali fattori culturali presenti nel mondo del cliente, in che modo impattino sulla Terapia Strategica, e come si possa lavorare all'interno di questi fattori culturali per migliorare, anziché ostacolare, la terapia.
17:30

Michael Hoyt (USA)

Psicoterapie Strategiche: passato, presente e futuro


La presentazione offrirà un’osservazione-partecipante longitudinale nel campo della Terapia Breve, descrivendo alcune origini della Terapia Strategica, alcuni pericoli che il settore sta affrontando e alcune potenziali opportunità di crescita e innovazione.
18:00
FINE PRIMA GIORNATA

07 NOVEMBRE 2020

9:45
APERTURA SECONDA GIORNATA - FABIO LEONARDI

CHAIR - FRANCESCA MASTRANTONIO
10:00

Arnoud Huibers (Paesi Bassi)

Il potere delle domande attiva-risorse


Quando i clienti arrivano in terapia, di solito lo fanno a causa di un’esperienza problematica. Sembrerebbe quindi più logico che la prima consulenza si concentri su un contenuto orientato al problema. Tuttavia questo non è il modo di affrontare i colloqui Solution Focused (SF), con grande stupore da parte di molti professionisti nel settore della salute mentale. Scegliendo domande che attivano le risorse, invece di domande che attivano i problemi, il professionista SF dirige la conversazione dal problem-talk al solution-talk, fin dall'inizio, già nei primi 10 minuti del primo colloquio. Il presupposto è che i clienti abbiano proprie risorse, che ci siano delle eccezioni al problema, e che le buone idee sul cambiamento che i clienti vogliono attuare possano essere negoziati. In questa presentazione, i partecipanti saranno invitati ad approfondire i principi delle domande che attivano le risorse. Come funzionano? Che tipo di risposte ci si può aspettare dai clienti? Come possiamo comprendere i meccanismi e gli effetti benefici delle domande che attivano le risorse? Inoltre, verrà discusso il modo in cui le domande che attivano le risorse si inseriscono nel "pensiero di base" dell'approccio orientato alla soluzione. Verrà presentato un quadro concettuale con cinque principi essenziali interconnessi dell'approccio SF, supportati da rappresentazioni visive ed esempi.
10:30
Rytis Pakrosnis

Rytis Pakrosnis (Lituania)

Psicoterapia Solution Focused per il miglioramento della salute e del funzionamento psicologico giovanile


La Solution Focused Therapy (SFT) è stata integrata con successo nel sistema sanitario di tutto il mondo. Oggi non viene più utilizzata solo come terapia individuale, di coppia/familiare o di gruppo, ma sono stati introdotti anche numerosi programmi di prevenzione e riabilitazione di gruppo, e strumenti di auto-aiuto in contesti di salute mentale e somatica. In breve tempo la comunità SFT ha sviluppato un ampio pool di studi e il metodo ha guadagnato la fiducia di professionisti, clienti e responsabili delle politiche sanitarie. La SFT è stata un elemento importante del programma di studi di Master in Psicologia della Salute e della ricerca dell'Università Vytautas Magnus (Kaunas, Lituania). La presentazione è volta a fare una panoramica e a riassumere i risultati della ricerca SFT condotta dall'autore insieme ai colleghi e agli studenti della VMU negli ultimi due decenni. Saranno presentati i risultati degli interventi individuali, di gruppo e di auto-aiuto basati sulla SFT, dimostrando l'efficacia della SFT per la cura della salute e il miglioramento del funzionamento psicosociale in diversi contesti sanitari e gruppi di clienti. I risultati hanno dimostrato che diverse forme di interventi basati sulla SFT aiutano a raggiungere gli obiettivi dei partecipanti e a migliorare notevolmente la loro salute e il loro funzionamento psicosociale. Pertanto, la SFT può essere ampiamente incorporata nel sistema sanitario e utilizzata in molte forme diverse e per diversi obiettivi di assistenza sanitaria.
11:00

Antonietta Curci

Servizi di counseling psicologico ai tempi del coronavirus. Pragmatica dell’approccio strategico e sinergie operative


I servizi di counseling psicologico rivestono un’importanza cruciale nel supportare il fronteggiamento di situazioni di stress e disagio psicologico che possono verificarsi nella vita quotidiana. In particolare, il counseling universitario rappresenta uno strumento di aiuto per quelle persone che frequentano i corsi universitari. Queste persone si possono trovare, infatti, a dover fronteggiare difficoltà nel superamento di un esame, blocchi di carriera o, più in generale, ripensamenti sull’intero progetto di vita in un’età in cui la rappresentazione del Sé va progressivamente definendosi. Durante l’emergenza Covid-19, in considerazione dell’eccezionalità del momento, il Servizio Counseling UniBA si è proposto per la presa in carico anche del personale docente e TA dell’Università di Bari, in modo da fornire una risposta rapida ed efficace alla richiesta di aiuto correlata allo stress da lockdown. Il Servizio di Counseling Psicologico UniBA adopera un approccio strategico sia a livello metodologico, sia nella modalità di organizzazione. A livello operativo è strutturato in tre segmenti: 1. Supporto per la gestione dello stress nel contesto universitario, promozione del coping efficace e sostegno alla fragilità emotiva attraverso un ciclo di colloqui individuali. 2. Percorso clinico ad orientamento dinamico comprendente un ciclo di incontri individuali e/o inserimento in un gruppo per intervento focale psicoterapeutico su problematiche più o meno durature di tipo ansioso, depressivo, conflitti interni sulla definizione di Sé e identità. 3. Training su organizzazione e pianificazione di studio, gestione strategica del tempo, problem solving, stile comunicativo efficace, motivazione allo studio. Il primo segmento, che utilizza un approccio strategico a livello diagnostico e di trattamento è risultato agevolmente estensibile alla componente docente e TA dell’Università di Bari in tempi di Covid-19. L’organizzazione dell’intero servizio, dal colloquio di accoglienza, alla presa in carico e fino al follow-up finale rispecchia un’idea integrata in cui prospettive teoriche e metodologie diverse cooperano e si contaminano pragmaticamente rispondendo alla richiesta dell’utente e alle sue peculiarità individuali. Infine, rappresenta anche un approccio funzionale a valorizzare le professionalità già operanti nell’ambito del counseling universitario e contribuisce ad un clima organizzativo positivo e stimolante per gli operatori stessi e per i giovani in formazione. Il presente contributo, oltre a descrivere metodo e organizzazione del Servizio di Counseling Psicologico UniBA, si propone infine di presentare e discutere alcuni casi in cui è stato impiegato l’approccio strategico nell’offerta del servizio durante l’emergenza Covid-19.
11:30
Davide Algeri Psicologo

Davide Algeri

Un caso di uso strategico della tecnologia per il trattamento breve di un abuso sessuale


L’abuso sessuale è un trauma indelebile che lascia il segno della vergogna nella persona che lo subisce, fino all'età adulta, creando una destabilizzazione nel rapporto di fiducia e nel legame che crea con l'Altro. Questo diventa ancora più forte nella misura in cui la vittima di abuso non viene creduta, e quindi difesa dalle figure di riferimento, o nei casi in cui non è lei stessa a difendersi. In queste situazioni può diventare molto complesso riuscire a trattare il problema in quanto chi ne è stato vittima ha la tendenza a nasconderlo per non sentire su di sé il peso del giudizio, il fortissimo dolore della ferita che puntualmente si riapre e in particolar modo perché non riesce a fidarsi, spesso neanche del terapeuta. Nel caso di M. viene proposta una modalità di utilizzo strategico della consulenza online, che può servire a monitorare il cambiamento terapeutico, ristrutturare la vergogna e il senso di colpa, e ricostruire gradualmente la fiducia necessaria per l'elaborazione di un abuso.
12:00

Francesco Sessa e Salvatore Iannotti

Nuova comunicazione ipnotica: epigenetica ed espressione genica


Nel 1942 Conrad Waddington conia il termine “epigenetica” (dal greco “sopra la genetica”). Per epigenetica si intende una qualunque attività di regolazione dei geni attraverso processi chimici che non comportino cambiamenti nel codice del DNA, controllando il funzionamento dei geni attraverso gli istoni che regolano l'espressione genica facilitando la trascrizione di un gene oppure contribuendo alla sua inibizione senza alterare il DNA in sé. L'epigenetica è la scienza che studia il meccanismo attraverso cui si esplica l'interrelazione tra gene ed ambiente; essa, perciò, rappresenta il fulcro degli studi sull'effetto dei geni sull'ambiente e viceversa. Come conseguenza dei suoi studi sulla funzione dei geni, Ernest Rossi ha creato una nuova disciplina: la Genomica Psicosociale e Culturale, la quale è diversa dalla psicologia evolutiva, dalla genetica comportamentale e dalla sociobiologia. Essa tratta in che modo le esperienze soggettive della coscienza umana, la nostra percezione del libero arbitrio, il nostro comportamento e le dinamiche sociali possano modulare l’espressione genica, e viceversa… e le dinamiche della guarigione mente-corpo: segnali epigenetici modulano l'espressione genica per generare comportamenti nuovi e sorprendenti. L’epigenetica e la Genomica Psicosociale sono il nuovo studio emergente di come il nostro ambiente interagisca con l’espressione dei geni, sia nella vita quotidiana che nella scienza, nella guarigione, nelle arti culturali e nelle dinamiche creative dell’esperienza umana.
12:30

Danilo Moggia (Spagna)

Contributi della ricerca in psicoterapia alla pratica clinica


In che modo i terapeuti possono valutare l'efficacia della propria pratica clinica? Come possono fare ricerca dal proprio studio? Come possono monitorare l'efficacia di un processo psicoterapeutico in corso? La presentazione risponderà a queste domande, offrendo alcune linee-guida per la ricerca in psicoterapia: come identificare le domande di ricerca e i metodi da utilizzare. In particolare sarà spiegata nel dettaglio la ricerca incentrata sul paziente: come si identificano gli sviluppi del monitoraggio dei risultati di routine e dei sistemi di feedback.
 
PAUSA PRANZO
 
CHAIR - DAVIDE ALGERI
14:30

Gerry Grassi

Psicologia 4D: psicoterapia, ipnosi e realtà virtuale. Un caso di acrofobia


Il progetto PSICO 4D unisce la realtà virtuale, la psicoterapia e l’ipnosi per il trattamento dell’acrofobia. L’ACROVR è l’applicazione della realtà virtuale che pone il soggetto nella condizione fobica estrema, rimanendo fisicamente in un contesto protetto. L’applicativo è stato testato su 5 soggetti, con un percorso di 4 esposizioni congiuntamente con esercizi mirati da svolgere tra un incontro e l’altro. 4 soggetti su 5 sono attualmente in grado di affrontare le situazioni fobiche dichiarate.

15:00

Valeria Verrastro

Stress familiare e disabilità


Le famiglie con figli che presentano disabilità possono vivere situazioni caratterizzate da un forte stress. Questo, inevitabilmente, si riversa nella dinamica di coppia e di conseguenza nella gestione della relazione con i figli. Nel caso che verrà esaminato i genitori della minore (G. di 17 anni) appaiono più concentrati sulla disabilità che presenta la figlia - la sindrome di Asperger - che sul loro sistema famiglia e sul fatto che G. sia una adolescente: quasi come se questa fase della vita (l’adolescenza) possa essere messa in secondo piano solo perché si ha la sindrome di Asperger. Come scrive Ronald D. Laing “le cose dei figli le impariamo soltanto dai figli”. Osservando i dialoghi tra la figlia e i genitori è stato possibile insegnare a questi ultimi che era giunto il momento di guardare G. come una figlia adolescente. Il compito del terapeuta è stato quello di insegnare, all’intero nucleo familiare, come muoversi verso la definizione della propria identità, invece di resistere. La ristrutturazione è stata la tecnica di elezione.
15:30

Maria Ilaria Di Donato

Covid-19: tutti hikikomori? Dalla patologia alle pseudo normalità


"Hikikomori” significa letteralmente, in giapponese, “stare in disparte, isolarsi”. Il termine si riferisce a coloro che hanno scelto di appartarsi dalla vita sociale - un isolamento autoimposto - cercando anche livelli estremi di confinamento, per fattori personali e sociali di varia natura. L’hikikomori è una condizione di sofferenza sociale molto forte che impedisce di uscire di casa perché si ha paura del giudizio altrui, di relazionarsi con le persone; paura connessa anche a una visione negativa della società. Come stanno vivendo gli hikikomori la pandemia? E’ stato fatto un sondaggio nella community di hikikomori Italia. I risultati non hanno una valenza scientifica, ma ci forniscono un’idea di come percepiscano questo momento di emergenza sanitaria: il 35% degli hikikomori iscritti a questa associazione hanno dichiarato di stare un po’ meglio perché l’idea che anche gli altri siano in isolamento li fa sentire meno in colpa, li fa sentire meno falliti, persone meno strane.
16:00

Irene Petruccelli

I passi e le tecniche della Psicoterapia Breve Strategica nel trattamento dell’autore di reato a sfondo sessuale


Gli autori di reato a sfondo sessuale costituiscono una tipologia di pazienti particolarmente difficile da trattare, ed è possibile ipotizzare che, in alcuni casi (ad esempio i soggetti psicopatici), nessun programma possa ridurre effettivamente il loro rischio di recidiva. Tuttavia, dalla rassegna della letteratura nazionale e internazionale, risulta che gli approcci di psicoterapia su base cognitivo-comportamentale siano i più efficaci in questo ambito. Proprio in un’ottica di prevenzione della recidiva, il trattamento dell’autore di reato a sfondo sessuale - anche se si prospetta come ambito di terapia estremamente delicato e importante - rappresenta una sfida possibile anche per l’approccio breve di orientamento strategico. Nell’ottica strategica è stato messo a punto un protocollo che prevede un approccio integrato e tipologie di trattamento multiple, l’uso di metodologie e strategie miste su percorsi costruiti ad hoc sul singolo individuo, anche in base alla preliminare valutazione dello schema sessuale deviante. Verranno illustrate le macro aree di intervento terapeutico (autostima, distorsioni cognitive, empatia, socializzazione, problem solving, strategie di coping, ecc.) con i relativi passi e tecniche da applicare (alfabetizzazione emotiva, focalizzazione sul concetto di “responsabilità”, ecc.). Particolare attenzione sarà dedicata ai passi del trattamento strategico nei casi di abuso intrafamiliare.
16:30
adam froerer

Adam Froerer (USA)

Terapia Breve Solution Focused: il Diamond Approach


La Solution Focused Brief Therapy (SFBT) ha sempre riguardato il linguaggio, e soprattutto la co-costruzione delle conversazioni con i clienti; co-costruzione che, nel corso del tempo, ha assunto "regole" sempre più chiare. Nella presentazione verranno discussi alcuni strumenti linguistici che possono essere utilizzati per massimizzare la co-costruzione focalizzata sulle soluzioni. La presentazione verterà poi sul Connie-Froerer Diamond Approach della SFBT, per mostrare come questi strumenti linguistici possano essere usati in vari modi per lavorare con i clienti, per identificare le loro migliori speranze, ottenere una descrizione utile che porti a un effettivo cambiamento, e concludere la sessione in modo rispettoso senza violare l'autonomia del cliente. Saranno forniti molti riferimenti per illustrare le prove empiriche a supporto della SFBT.
17:00

Filippo Petruccelli

La modifica dell’identità autobiografica attraverso l’ipnosi e la suggestione in un caso di disforia di genere


La nostra identità personale si basa sulla memoria, che a sua volta si basa sull’apprendimento. I fatti della vita che ci accadono vengono collegati tra di loro in un continuum definito “identità autobiografica”. Questa elaborazione dei ricordi, che ci accompagna per tutta l’esistenza, rende la nostra identità non qualcosa di stabile ma qualcosa di suscettibile a mutamenti: una costruzione in continuo divenire, alla quale la nostra mente cerca di dare un senso. Dal momento che la nostra capacità di memoria è limitata, siamo costretti a selezionare i ricordi in sequenze temporali coerenti. Ci rimangono più impressi eventi che ci colpiscono, che ci emozionano, che ci interessano e, per ragioni di sopravvivenza, siamo portati a ricordare più le situazioni negative che quelle positive. La nostra identità autobiografica è anche costellata da falsi ricordi e amnesie: episodi della nostra infanzia che ci sembrano ricordi possono essere, in realtà, memorie di racconti che ci sono stati fatti che, a un certo punto, abbiamo trasformato in ricordi veri e propri. Inoltre, tutte le volte che ricordiamo qualcosa lo sottoponiamo a una sorta di “riscrittura”, senza rendercene conto. A maggior ragione, quando raccontiamo a uno psicoterapeuta i nostri problemi e il nostro passato operiamo involontariamente, insieme a lui, delle vere e proprie “ristrutturazioni” delle cose che raccontiamo e delle emozioni a loro collegate. Per molti approcci psicodinamici questa è proprio la tecnica terapeutica di elezione. All’ipnosi, da cui partirono le ricerche di Sigmund Freud, viene comunemente attribuita - probabilmente senza alcuna evidenza scientifica - la capacità di recuperare ricordi rimossi. Basandosi su tale credenza, Milton H. Erickson interveniva sui ricordi dei suoi pazienti per ottenere delle modifiche, a volte sostanziali, dell’identità autobiografica.
Il caso presentato riguarda un paziente biologicamente maschio di 30 anni, che chiedeva una consulenza per accertare la presenza delle condizioni necessarie per chiedere al giudice l’autorizzazione alla transizione chirurgica. La sua richiesta era avvalorata dai risultati dei colloqui e dai test, che giustificavano la diagnosi di disforia di genere. L’unico non superato era il “real life test”. Fin da piccolo era attratto dai maschi, ma il paziente si domandava: “Come posso avere rapporti sessuali con maschi nelle mie condizioni? Incontrerei solo omosessuali e io invece voglio eterosessuali che mi desiderino in quanto donna”. Questa era la sua giustificazione, che il terapeuta non riuscì a superare e quindi non rilasciò la relazione.
Dopo qualche anno il paziente si ripresentò raccontando che era stato operato all’estero, ma che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Era convinto di aver avuto esperienze sessuali nell’infanzia e nell’adolescenza, ma non ricordava gli episodi, temeva che potessero essere in contrasto con la scelta che aveva fatto e, sapendo che il terapeuta era esperto in ipnosi, voleva esplorare il suo passato alla ricerca delle esperienze dimenticate. Dopo un breve training, il paziente si dimostrò di essere un ottimo soggetto ipnotico ed ebbe così inizio un percorso di ri-orientamento nel passato. Furono concordati vari momenti del suo passato di cui il paziente raccontava (compleanni, vacanze al mare, ecc.); poi si induceva la trance e si continuava a cercare ricordi dimenticati in quell’episodio, attraverso domande del tipo: “Ora accorgiti che nella stanza c’è anche un ragazzo che conosci bene, descrivimelo”. Così cominciava la narrazione di un episodio che il paziente viveva come un “ricordo” che tornava alla memoria.
In questi episodi era cura del terapeuta inserire particolari sessuali vissuti o solo immaginati, che erano sempre congruenti con la ridefinizione chirurgica.
Ogni volta il paziente era soddisfatto dei ricordi ritrovati ed era sollecitato a scriverli, come se fossero le pagine di un diario che doveva poi conservare. In tal modo è stato favorito l’inserimento del nuovo “ricordo” nella narrazione autobiografica, garantendone così la permanenza.
Dopo dodici sedute il paziente fu congedato. Ai controlli dopo sei e dodici mesi il miglioramento della sua vita affettiva era evidente, e aveva trovato un compagno con il quale conviveva e che aveva in mente di sposare.
17:30
FINE SECONDA GIORNATA

08 NOVEMBRE 2020

9:45
APERTURA TERZA GIORNATA - ANDREA STRAMACCIONI

CHAIR - VALERIA SALADINO
10:00
Cristina Capozzella

Cristina Capozzella

L'uso strategico della resistenza in psicoterapia: un caso clinico


È presentato un caso clinico trattato mediante approccio strategico breve in cui viene utilizzata la carica derivante dalla resistenza per scopi terapeutici. Una breve introduzione chiarisce le premesse teoriche relative al concetto di resistenza in psicoterapia e in che modo questa possa essere usata dal terapeuta come strumento d’intervento clinico. Il caso clinico presentato costituisce un esempio pratico di come l’approccio strategico breve, attraverso l’uso di tecniche paradossali, possa sfruttare terapeuticamente la resistenza. Si ritiene, infatti, vantaggioso che la resistenza stessa venga prescritta paradossalmente e poi manipolata. Viene, infine, illustrato come la terapia, una volta aggirata la resistenza, abbia condotto il paziente, attraverso prescrizioni e ristrutturazioni, a modificare le sue percezioni fino a giungere a una nuova consapevolezza di sé.
10:15
Daniela Arieta

Daniela Arieta

Exercise addiction


L’exercise addiction fu concettualizzato per la prima volta da Morgan (1979), che affermò che l’esercizio fisico eccessivo conduce ad un danneggiamento fisico ed alla trascuratezza delle responsabilità quotidiane connesse alla famiglia e al lavoro, indicandola come una disfunzione comportamentale e una dipendenza negativa. Si possono distinguere due tipologie di exercise addiction: Primary exercise addiction: il disturbo si manifesta come una forma di comportamento di dipendenza; sono assenti i disturbi alimentari e l’allenamento è l’oggetto di dipendenza. Secondary exercise addiction: il disturbo presenta una comorbilità con disturbi alimentari; l’allenamento eccessivo è utilizzato con l’intenzione di perdita di peso. L’approccio di Freimuth (2008) distingue in 4 fasi lo sviluppo dell’exercise addiction: Fase 1: esercizio ricreativo. L’esercizio fisico viene svolto in quanto attività piacevole e appagante. Il comportamento è sotto controllo e l’esercizio fisico migliora la qualità della vita. Fase 2: esercizio a rischio. È possibile notare dei periodi di perdita di controllo in cui il comportamento viene svolto per periodi più lunghi o con un’intensità maggiore di quanto programmato. Fase 3: esercizio problematico. In questa fase l’intera vita inizia ad essere programmata intorno all’esercizio fisico, che diventa sempre più rigido e prevalgono le conseguenze negative secondarie di tipo interpersonale. Fase 4: exercise addiction. L’esercizio è fuori controllo e le conseguenze negative dirette e secondarie continuano a crescere portando a conseguenze negative terziarie. Attraverso le tecniche dell’approccio strategico è possibile lavorare con soggetti che presentano questa dipendenza. Una tecnica efficace è la prescrizione del sintomo: ciò porterebbe il paziente ad ammettere che detiene il controllo del problema. Dopo la prescrizione del sintomo (in cui aumentiamo la frequenza), prescriviamo il sintomo con frequenza ridotta e attraverso prescrizioni indirette, suggeriamo al soggetto di dedicare del tempo ad altre attività sociali, così da sperimentare altre forme di svago piacevoli.
10:30
Stefano Eleuteri

Stefano Eleuteri

Integrazione delle fantasie guidate nel trattamento breve delle disfunzioni sessuali maschili


Le fantasie guidate sono diventate tecniche molto utilizzate nei più disparati settori di assistenza sanitaria occidentale negli ultimi decenni. Le terapie basate sulla consapevolezza sono sempre più frequentemente utilizzate nel trattamento delle disfunzioni sessuali; tuttavia, la maggior parte della ricerca scientifica si è focalizzata sulle disfunzioni sessuali femminili, principalmente su quelle sul dolore, non dando molto attenzione alle disfunzioni sessuali maschili. Gli obiettivi delle fantasie guidate sembrano dal punto di vista teorico molto utili nel migliorare la sessualità maschile. Incrementare l’attenzione agli stimoli sensoriali, limitare gli stimoli distraenti, incrementare la concentrazione sul qui ed ora sono, infatti, obiettivi comuni della terapia sessuale negli uomini come delle fantasie guidate. Il relatore presenterà alcuni casi clinici dove le fantasie guidate sono state utilizzate nella psicoterapia, integrandola alla terapia breve classica per le disfunzioni sessuali maschili, sottolineando quali obiettivi terapeutici sono stati raggiunti grazie all’utilizzo di questa tecnica integrata. Purtroppo, i pochi studi disponibili sono affetti da diversi limiti metodologici, tra cui il numero ridotto di partecipanti, la selezione dei pazienti, l'applicazione di interventi terapeutici complessi e la mancanza di una valutazione dei compiti a casa, che rende difficile trarre conclusioni definitive. Gli effetti delle fantasie guidate nelle disfunzioni sessuali maschili, seppur sia necessario il bisogno di ulteriori ricerche, sono promettenti. Negli studi futuri, le fantasie guidate dovrebbero essere implementate e integrate per verificare il loro potenziale nel ridurre i sintomi delle disfunzioni sessuali e nel ridurre le possibilità di recidiva del sintomo. Nelle conclusioni sarà sottolineato come le fantasie guidate potrebbero essere efficacemente utilizzate integrandole nel trattamento delle disfunzioni sessuali maschile, in particolare per migliorare l'eccitazione/desiderio e la soddisfazione sessuale e per ridurre le disfunzioni sessuali associate all'ansia e agli schemi cognitivi negativi.
10:45
Anna Montuori

Anna Montuori

La psicoterapia di gruppo in chiave strategico evoluta


Nella mia pratica lavorativa privata mi trovo a lavorare con utenti in setting di gruppo, in cui ogni volta apporto e sperimento non solo le tecniche del modello strategico, ma bensì affino il mio stile personale, appreso e messo in campo lungo gli anni di formazione clinica da specializzanda; ciò ha permesso di osservare come, in linea con quanto il modello strategico propone, il terapeuta, in qualunque contesto e setting (individuale, di coppia, di gruppo) agisce e lavora, non è mai una figura precostituita e sempre uguale, piuttosto si adatta e co-costruisce il processo di evoluzione e cambiamento insieme al/ai paziente/i che ha di fronte. Ciò detto, nell’esperienza gruppale si mostra con ancor più evidenza, essendo il Gruppo un’entità in divenire che man mano si struttura ed organizza e, al di là dei contenuti che porta, si mostra ogni volta differente e capace di adattarsi al fine di raggiungere il cambiamento precedentemente proposto e condiviso.studio e l’esplorazione delle tecniche e dei modelli, in riferimento al paziente e quindi, in un’ottica di efficacia ed efficienza dei vari processi psicoterapeutici messi in campo dalle diadi psicoterapeuta/paziente. Ad oggi invece, si sta riproponendo fortemente l’interesse e la riflessione circa il costrutto della formazione dell’identità professionale dello psicoterapeuta integrata al Sé personale, come pure mostrano numerose ricerche internazionali. All’interno della Scuola di Specializzazione dell’IIRIS, l’obiettivo integrativo dell’identità personale e professionale dell’individuo è perseguito offrendo all’allievo/a l’opportunità di lavorare e sperimentarsi, nel contempo, a più livelli: una formazione più propriamente didattica, un percorso di psicoterapia individuale, la possibilità di seguire casi clinici con il supporto di una doppia supervisione (sia singola che di gruppo) e l’esperienza di dinamica di gruppo, anch’essa in doppia chiave, quindi sia di formazione dello psicoterapeuta/conduttore di gruppi sia dell’allievo/a membro partecipante del gruppo-classe che insieme apprende e si sperimenta applicando il modello e le tecniche. Come già esposto nell’abstract, l’obiettivo del lavoro è descrivere la costruzione di un modello di Psicoterapia di Gruppo a orientamento Strategico Evoluto, menzionando metodi e strumenti di lavoro tipici del modello osservati nella loro pratica clinica quindi, esporre e riflettere sull’esperienza applicativa nel setting di gruppo. Tra i principali obiettivi della Conduzione di Gruppo, intesa sia come formazione sia come pratica clinica di cui si fa esperienza nel qui ed ora dell’incontro, si annoverano l’elaborazione e l’integrazione degli aspetti evolutivi dell’allievo/a – professionista che si attivano in momenti altri del percorso di sviluppo e crescita dell’identità professionale, ovvero negli incontri di supervisione, nei momenti esperienziali e lungo il percorso di psicoterapia individuale. Ribadendo il mio interesse da specializzanda al lavoro di Gruppo, maturato ulteriormente negli anni di formazione, propongo la mia esperienza personale elaborata e strutturata all’interno del gruppo di lavoro portato avanti con la classe. L’attività mi ha visto talvolta nelle vesti di conduttrice e co-conduttrice, in altre occasioni membro partecipante di un gruppo condotto da altri colleghi. Durante l’esperienza di conduzione ho messo in campo un mio stile personale che riflette e ricalca la mia personalità e modalità relazionali d’interazione con l’altro; in tal modo, al di là dei contenuti espressi ed elaborati col gruppo, si sono resi evidenti quegli aspetti di unione e divergenza che caratterizzano il singolo. Secondo l’idea del modello strategico quindi, il conduttore che attiva il gruppo non resta un personaggio indefinito sullo sfondo, ma bensì è presente nel gruppo osservandone le dinamiche, propone riflessioni e collegamenti laddove i membri faticano a farli emergere; in questo ad esempio, si differenzia da altri approcci tipicamente psicodinamici, in cui lo psicoterapeuta appare silente, impassibile e persegue l’obiettivo assoluto di mantenere la neutralità limitando al massimo un suo intervento diretto ai membri del gruppo. Nel fare questo, come dicevo, ogni conduttore usa strumenti e tecniche secondo la propria affinità e il proprio stile comunicativo: c’è chi apre la dinamica attivando i partecipanti servendosi direttamente dell’uso di metafore e/o immagini suggestive che rendono immediata la percezione dei movimenti in atto; come pure, c’è chi nel lavoro di conduzione introduce e mette al servizio degli altri alcuni propri vissuti ed esperienze, con l’obiettivo di facilitare e rendere fluido l’incontro. Nel mio caso, rispetto al processo in atto nel qui ed ora della dinamica gruppale, ho fatto ricorso talvolta all’uso delle immagini nonché all’utilizzo di una comunicazione ironica e provocatoria che stimolasse il vissuto degli altri partecipanti. Inoltre, come il conduttore che attiva il gruppo e al contempo ne fa parte, ne è membro interno ed integrato, in diverse occasioni ho lasciato fluire il momento dedicandomi maggiormente ad osservare gli effetti, le sensazioni e i movimenti che il gruppo produceva. In alcuni momenti, il ricorso a qualche metafora ha facilitato l’uscita dal blocco, dalla stagnazione che il gruppo viveva. Ci sono state fasi, soprattutto iniziali della nascita del gruppo, in cui si è fatto tesoro dei silenzi, accolti e vissuti ognuno in base alla propria esperienza di vita, che sono stati elaborati, riletti ed emotivamente risignificati rispetto al passato. Il Gruppo, come ogni individuo, ha attraversato ed attraversa un percorso evolutivo fatto di fasi in cui in più occasioni ha sperimentato elementi di complessità, ad esempio l’ingresso di nuovi membri da dover accogliere ed integrare; ciò ha permesso la messa in crisi della propria strutturazione al fine di svilupparne una nuova e più adeguata quindi, il conduttore insieme al gruppo ha sia colto sia affrontato il cambiamento, riuscendo a proporre il gruppo stesso come facilitatore di un’esperienza emozionale correttiva. Personalmente, accosto questo processo a quanto accade in un percorso di psicoterapia col paziente in cui, attraverso l’evoluzione e il progredire nel proprio processo di sviluppo, egli fa esperienza del cambiamento non più letto come spaventoso, frustrante, ma emotivamente accolto e risignificato, reso più umano e per questo vissuto come naturale. Da questo punto di vista, il Gruppo, inteso come contenitore di processi di cambiamento, permette l’apprendimento e l’esperienza di stili relazionali diversi e più maturi, forme di interazione nuove con la possibilità di ri-narrare la propria storia ponendosi da angolazioni differenti, cogliendo particolari prima nascosti, compiendo un passaggio temporale maturo ed evoluto da un là ed allora al qui ed ora dell’esperienza. Si comprende come tutti questi meccanismi consentano all’allievo/a, che insieme apprende e sperimenta la pratica clinica, di integrare teoria e tecnica, esplorare, sentire e configurare la propria identità personale-professionale in un movimento fluido e con assetti di flessibilità tipici del modello strategico evoluto. Ognuno apprende, sperimenta e mette in campo uno stile personale integrato sviluppando un modello di lavoro di Gruppo specificamente Strategico. La possibilità di fare esperienza di tali dinamiche pone le basi per la costruzione di uno specifico approccio alla Psicoterapia di Gruppo Strategica.
11:00
Aurora Moriggi

Aurora Moriggi

Vittima di razzismo: l'aggressività come tentata soluzione


Nel seguente articolo sarà approfondito un caso clinico il cui protagonista è S., un ragazzo di nazionalità rumena che sin dall’infanzia ha subìto fenomeni di discriminazione razziale specialmente da parte del gruppo dei pari: le offese erano incentrate prevalentemente su pregiudizi sociali come l’associare la violenza, il furto o l’abuso di alcool alla cultura rumena. La sua fragilità emotiva lo condusse ad adottare lo stesso linguaggio aggressivo subìto e condotte antisociali attraverso cui, secondo il punto di vista di S., riuscì a ottenere rispetto e riconoscimento sociale. L’aggressività e l’impulsività furono, quindi, le tentate soluzioni che S. adottò come risposta al suo problema e divennero una costante comportamentale fino a quanto il paziente, spinto dalla paura di perdere l’affido della figlia, decise di intraprendere un percorso di psicoterapia. Mantenendo un dialogo strategico caratterizzato da “domande a illusione di alternative”, dall’ironia e dalla suggestione come costante comunicativa, l’intervento psicoterapeutico si è delineato utilizzando manovre terapeutiche quali la prescrizione comportamentale del sintomo, la miracle question e la ricerca delle “eccezioni”. La prescrizione del sintomo ha permesso al paziente di inizialmente controllare e in seguito lasciar cadere la sua aggressività, la miracle question è stata fondamentale per rendere pensabile per S. il cambiamento auspicato e quindi potenziare la sua motivazione e la fiducia nella terapia ed, infine, la ricerca delle eccezioni, anch’esse fondamentali per la motivazione e la fiducia, sono risultate utili per identificare le prescrizioni da disporre. Anche l’utilizzo di tecniche di rilassamento di tipo ipnotico sono state funzionali per il cambiamento concreto del paziente non solo sul piano clinico, ma anche dal punto di vista evolutivo: S., grazie alla psicoterapia strategica, ha acquisito anche nuove risorse emotive, nuove competenze comunicative ed ha imparato a utilizzare l’impulsività in modo diverso.
 
CHAIR - ILARIA DI DONATO
11:15
Michela Merlino

Michela Merlino

Bigoressia, dismorfismo corporeo e restrizioni alimentari


La bigoressia, conosciuta anche come vigoressia, anoressia inversa o complesso di Adone, è un disturbo alimentare, che colpisce soprattutto chi pratica sport come il body building. Il termine deriva dall’inglese big, grande e dal termine latino orex, che significa appetito. La bigoressia, è un disturbo in cui il soggetto costruisce la propria autostima e il senso di sé sul proprio aspetto fisico, ossessionato dalla paura di essere troppo esile, adotta così atteggiamenti disfunzionali tradotti in estenuanti allenamenti, restrizioni alimentari e abuso di anabolizzanti. Si parla di disturbo quando è presente un dimorfismo corporeo, che conduce gli individui a non riconoscere i propri cambiamenti, con un conseguente iperinvestimento sulla cura della propria immagine con effetti devastanti. I soggetti affetti da bigoressia sono soliti mettere in atto comportamenti compulsivi, tra cui: specchiarsi di continuo, paragonare costantemente il proprio corpo con quello degli altri, provare forte stress in situazioni in cui sono costretti a saltare i pasti o le sessioni di allenamento. Inoltre spesso è presente isolamento sociale e tendenza a stati depressivi. Dal punto di vista strategico i protocolli adottati per il disturbo ossessivo compulsivo e per i disturbi alimentari sembrerebbero soluzioni più adatte al trattamento di un disturbo così diffuso, ma ancora poco trattato in ambito clinico. Individuando le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dalla persona, si potrebbe procedere a modificare la percezione che determina le reazioni compulsive. Ritualizzare la compulsione, in spazi e tempi prefissati, condurrebbe il soggetto a situazioni ritenute “fastidiose”, spingendolo con il tempo a rinunciarvi o a modificarne la percezione. In merito alle restrizioni alimentari e all’inclusione di diete costituite per lo più da alimenti iperproteici, la prescrizione di “restringere senza restrizione” potrebbe avere notevoli effetti, strategia tra l’altro utilizzata ed assodata in altri disturbi del comporta- mento alimentare.
11:30
Anna Orfanò

Anna Orfanò

La perdita di un bambino mai venuto al mondo: un lutto non riconosciuto, l'aborto spontaneo, le strategie per superarlo


Fin da quando una coppia inizia a parlare della possibilità di avere un figlio inizia ad avere vari immaginari riguardante la famiglia. Successivamente, quando si inizia a cercare una gravidanza si inizia ad istaurare un legame affettivo con il bambino immaginario, si iniziano a fare progetti, vi sono delle aspettative e dei sogni. Nel momento in cui il test di gravidanza è positivo, si fanno le prime ecografie, si inizia, assieme al partner, a fantasticare sul nome, sul rapporto che si potrebbe creare, intensificando un legame. È per questo motivo che alla frase “non c’è più battito” l’esperienza può essere traumatica, a prescindere dal tempo di gestazione. L’aborto precoce è un lutto difficile da elaborare e a livello sociale è poco compreso in quanto si piange un bambino mai nato. Nel momento in cui la donna subisce l’aborto inizia ad avere pensieri per la quale inizia a sentirsi fallita come donna e come madre che non è riuscita a portare al termine la gravidanza. La prima risposta emotiva all’aborto sono i sensi di colpa seguiti da rabbia, frustrazione e pensieri depressivi. Nonostante il lutto perinatale colpisca in Italia ogni anno circa il 30% delle donne in prima gravidanza, lo spazio di supporto psicologico è bassissimo e ancor di più lo è per l’aborto precoce. La prima cosa da fare dunque e l’accettazione di questo lutto socialmente non riconosciuto. La psicoterapia strategico breve integrata è particolarmente adatta a facilitare il processo di elaborazione del lutto, lavorando in direzione del cambiamento e della riorganizzazione con strategie e pianificazioni, la persona verrà accompagnato a “vivere il lutto”. Ognuno ha diversi modi di affrontare il lutto, di conseguenza anche la terapia andrà cucita sul paziente, sul suo sistema percettivo-reattivo. Uno dei problemi del lutto riguardante un aborto precoce è che difficilmente si passa veramente in mezzo al lutto, la società spinge per riprovarci subito. Una strategia per vivere il lutto può essere la prescrizione del medesimo, o ancora, la prescrizione della lettera. Interessante potrebbe essere un progetto di supporto.
11:45
Luca Proietti

Luca Proietti

La riscoperta della prescrizione del sintomo e la sua personalizzazione quale strategia per evolvere i protocolli terapeutici


La “prescrizione del sintomo” è un intervento efficace per condurre il paziente a modificare comportamenti involontari, o solo parzialmente controllabili, come i sintomi1. Questa strategia bloccherebbe le influenze dell’emisfero sinistro sul controlaterale, favorendo i cambiamenti di 2° tipo, quelli dell’immagine del mondo2. Motivare qualcuno a realizzare un’azione, di per se stessa sempre possibile, ma che non trova né senso né ragione nella sua realtà di secondo ordine, lo porterà a fare un’esperienza che nessuna spiegazione o interpretazione avrebbero potuto indurlo ad esperire3. Lavorando con pazienti dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e della Hesed House di Dublino ci siamo chiesti quale fosse la strada da intraprendere per evolvere i protocolli della Terapia Breve Strategica del modello di Giorgio Nardone4-6. Questi oltre a mostrare una grande efficacia ed efficienza, presentano anche le caratteristiche di replicabilità e trasmissibilità4-6. La prescrizione del sintomo personalizzata si è dimostrata in grado di potenziare l’efficacia e l’efficienza dei suddetti protocolli, garantendo risultati che si sono mantenuti nel tempo7,8. È forse quindi l’individualizzazione della prescrizione, aspetto chiave della terapia di Milton Erickson, una delle strade future da intraprendere con tali protocolli, che sono da sempre in continua evoluzione. Risulta tuttavia difficile ideare di volta in volta, replicare ed insegnare un intervento personalizzato. A tal fine, proponiamo un metodo che consenta di costruire: i) una prescrizione del sintomo calzata alla particolare situazione che il paziente presenta e che permetta di interromperne le tentate soluzioni disfunzionali; ii) una ristrutturazione che porti alla creazione di una realtà in cui la stessa prescrizione si trovi all'interno di un doppio legame terapeutico, rendendo così il cambiamento inevitabile7-9. Prescrivere il sintomo, ove possibile, è infatti il modo più efficace ed efficiente per ottenere la strategia complementare alle tentate soluzioni disfunzionali10. “Non c'è nulla di nuovo sotto questo cielo, se non il dimenticato” (Santajana).
12:00
Jole Stefani

Jole Stefani

La tecnica immaginativa


In questo lavoro ci si pone l’obiettivo di descrivere l’utilizzo della tecnica dell’immaginazione guidata, di origine gestaltica, attraverso un intervento strategico integrato mente -corpo, per il trattamento di una paziente con bassa autostima, anassertività e difficoltà relazionali. In questo caso la tecnica viene utilizzata già nella prima seduta, in considerazione della povertà narrativa della paziente, per definire in termini concreti il problema lamentato, le tentate soluzioni e accedere al suo Sistema Percettivo Reattivo. La tecnica dell’immaginazione guidata risulta efficace poichè riporta il soggetto su una scena dove il problema concretamente è vissuto, attivandolo da un punto di vista fisiologico ed emotivo; ciò consente al terapeuta di osservare nel “qui e ora” della seduta terapeutica il soggetto alle prese con le proprie difficoltà e di guidarlo nell’immaginare un finale diverso. E’ utile far assumere una postura più aperta ed assertiva, affinchè l’attivazione corporea possa supportare la produzione creativa, funzionale al cambiamento. Il lavoro immaginifico attiva le risorse creative della paziente, agevolando l’individuazione di soluzioni adattive; il contesto immaginativo “come se”, aiuta ad arginare le resistenze al cambiamento, disponendo il soggetto al cambiamento ed accelerando i tempi della terapia. Al termine dell’attivazione la paziente ha vissuto un’esperienza emozionale correttiva che ha migliorato la percezione della propria autostima. I risultati ottenuti con l’utilizzo della tecnica immaginativa hanno permesso alla paziente di sbloccarsi e sentirsi più sicura di sé e, in uno con le tecniche strategiche più specifiche, apportare altri cambiamenti nella propria vita, in modo proattivo ed autonomo. Questa tecnica ha consentito strategicamente di perturbare il sistema percettivo-reattivo della paziente, attivandola nella costruzione della propria personale soluzione. L’immaginazione guidata potrebbe risultare un’efficace integrazione nel processo di problem solving strategico, potendo essere utilizzata in qualsiasi fase del processo stesso, accelerandone i tempi.
12:15
Rossella Campigotto

Rossella Campigotto

Risolvere l’ansia e gli attacchi di panico con la psicoterapia breve strategica. Esempi di casi clinici risolti in studio o con psicoterapia online


La Psicoterapia Breve Strategica italiana si è da sempre concentrata sullo studio delle strategie e dei protocolli di intervento nel trattamento dei disturbi d’ansia e attacchi di panico. I risultati degli studi effettuati restituiscono ottimi dati poiché risulta che tale terapia sia efficace nel 95% dei casi trattati e che in media in 7 sedute a distanza di 15 giorni fra una e l’altra si possa ottenere la risoluzione del problema (Nardone, 2016). Scopo di questo lavoro è illustrare come viene applicata tale psicoterapia per le problematiche d’ansia e attacchi di panico dal vivo e anche online. Approfondirò le fasi della psicoterapia breve strategica, le modalità di colloquio e le strategie, nonché delle prescrizioni utilizzate. In particolare qui presento casi realmente risolti con questo tipo di approccio. I casi che approfondirò riguarderanno problematiche relative a: paura di perdere il controllo, impazzire e doversi vergognare davanti agli altri, ipocondria, paura di far del male agli altri e a se stessi, paura per la salute dei propri cari. Approfondirò inoltre il tema della gestione dell’ansia negli operatori sanitari, riportando le esperienze di chi, fra medici e infermieri, ha lavorato nel pieno nell’emergenza Covid-19 presso il mio poliambulatorio “Astro Salute” di Porto Mantovano. In conclusione, nonostante la variabilità delle situazioni analizzate, la risoluzione del problema dell’ansia è stata rapida. Il trattamento si è articolato in alcune sedute di breve durata. Questo tipo di terapia, basandosi su indicazioni specifiche, si presta all’utilizzo in situazioni di emergenza. La conclusione, inoltre, alla luce dei risultati raggiunti, indica anche che i disturbi d’ansia si prestano al trattamento on line con Psicoterapia Breve Strategica.
12:30
CHIUSURA CONVEGNO
Registrazione